STATI GENERALI DEL MEZZOGIORNO
Reggio Calabria 17.12.2005
GAZZETTA DEL SUD
DOMENICA 18 DICEMBRE
Nell'auditorium Calipari, sindacati, Confindustria e Regioni hanno rimesso al centro dell'attenzione la questione meridionale
RICOMINCIARE DAL SUD
I ragazzi di Locri: grazie per gli applausi e le belle parole ma adesso vogliamo risposte con i fatti
Nell'anno del Signore 2005 per andare da Reggio Calabria a Cagliari bisogna salire su un aereo raggiungere Milano e poi tornare indietro fino al capoluogo della Sardegna.L'ha raccontato a un auditorium "Nicola Calipari" gremito, l'assessore all'industria della Sardegna Concetta Rau, che era giunta in riva allo Stretto per sottoscrivere il documento insieme per lo sviluppo assieme a Cgil, Cisl e Uil (presenti i tre segretari nazionali, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta, e Luigi Angeletti), Confindustria (presente il vice presidente Edoardo Garrone), e il coordinamento regioni del Mezzogiorno, rappresentato da Agazio Loiero (Calabria), Antonio Bassolino (Campania). Dopo le firme e le parole della giovane amministratrice sarda non ci sarebbe molto altro da aggiungere. Anzi: non ci sarebbe proprio niente da aggiungere. Si dovrebbe avere il buongusto di tacere e rimboccarsi le maniche per cercare di recuperare con i fatti e non più solo con le (vuote ma a volte roboanti) parole il distacco che separa il Sud, ma soprattutto la Calabria e la nostra provincia, dal resto d'Italia e dell'Europa. Perchè - come ha detto il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino - «quella meridionale non e più solo una questione italiana ma và inquadrata in un contesto europeo e mondiale». Ha ragione Bassolino. Soprattutto ha ragione quando invoca << uno sforzo comune per fare crescere in tutto il Sud le infrastrutture materiali e immateriali. E ' assurdo - ha continuato Bassolino - che non ci sia un collegamento aereo tra le varie regioni del Sud e che l'alta velocità ferroviaria arrivi solo adesso a Napoli. Noi vogliamo che l'alta velocità arrivi fino a Reggio Calabria per ridurre da subito le distanze e con essa anche l'alta capacità per favorire il trasporto delle merci su rotaia. E accanto a queste-infrastrutture necessarie per fare sviluppare il Paese servono anche le infrastrutture immateriali: il sapere e le conoscenze che Sono importanti come strade, ferrovie e aeroporti>>. In attesa che si possano concretizzare le necessarie infrastrutture <<bisogna realisticamente programmare avendo la prospettiva di almeno dieci anni» , ha detto ancora Bassolino; << non sono ammesse scorciatoie>> ha incalzato Luigi Angeletti il Sud deve avere pazienza. Sarà. Ma anche quella sta finendo. Forse sarà colpa dello scirocco che rende scettici e nervosi, ma nella Locride i ragazzi reclamano la certezza dei fatti. A loro le promesse, i "faremo" non bastano più. E anche questa volta si fanno portavoce del malessere di tutto il Reggino.<< Chiediamo di avere gli stessi diritti e servizi che hanno tutti gli italiani. Grazie per gli applausi e le dimostrazioni di affetto e solidarietà, ma da oggi pretendiamo fatti concreti. Non siamo più disposti a farci prendere in giro>>. Parole e musica di Domenico Mandarano, che poi ha aggiunto: Vogliamo ridare speranza ai nostri genitori e consegnare piu certezze alle generdzioni che verranno. Ci chiediamo con quale coraggio oggi ci fanno certe promesse quando l'Anas annuncia che non ci sono più soldi per la A3: quandoTrenitalia riduce i convogli sulla Linea ionica... Viviamo isolati dal resto del mondo. Il lavoro e un'utopia e lo Stato è assente. Per chi vuole lavorare in questa terra è sempre più facile rivolgersi al mafioso di turno. Noi - ha concluso Domenico - ci siamo e siamo pronti ad impegnarci per un domani migliore, ma ognuno di noi deve fare la propria parte. Non vogliamo piu sentire false promesse, ma vogliamo vedere fatti concreti. Molte le parole di,incoraggiamento anche le accuse a un governo "sordo". Male parole del presidente di Assindustria, Pippo Callipo, dovrebbero fare riflettere: << Se ancora oggi siamo qui a parlare, di questione meridionale, significa che è anche colpa nostra, dei calabresi, perchè se tutti facessimo il nostro dovere...».
Le reazioni. Sicuramente entusiasti dell'iniziativa i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Per Nino Costantino si è trattato << di una iniziativa importantissima che conferma l'urgenza delle proposte avanzate per invertire la rotta>>. Cosimo Piscioneri ha sottolineato il valore dei fatti: «Bisogna ripartire dalle cose concrete, perchè di parole e manifestazioni ne abbiamo avute anche troppe a Reggio e in Calabria. Bisogna dare una prospettiva ai giovani anche perchè la criminalità si vince con il lavoro >> Infine Pino Zito non esita a definire la manifestazione << di portata storica, soprattutto perchè segna un punto di ripartenza. E anche la scelta di Reggio non è certo venuta a caso >>. Applausi sono giunti anche dal direttore di Assindustria Michele Priolo: <<Queste iniziative sono importanti perchè accendono l'attenzione nazionale sui nostri problemi. A cominciare dalla 'ndrangheta che impedisce qualsiasi sviluppo >> .
IL QUOTIDIANO
DOMENICA 18 DICEMBRE
Cgil, Cisl e Uil , Confindustria e regioni del Mezzogiorno siglano la " Carta di Reggio "
Cinque priorità per lo sviluppo
Il documento su formazione, infrastrutture e fiscalità di vantaggio
Sono cinque le priorità individuate da sindacati, industriali e regioni meridionali per il rilancio del Sud. Cinque settori d'intervento previsti, nero su bianco, in un documento sottoscritto ieri a Reggio Calabria a conclusione degli "Stati generali del Mezzogiorno".Secondo i vertici di Confindustria, rappresentata dal vicepresidente Edoardo Garrone, i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil (erano presenti Guglielmo Epifani, Luigi Algeletti e Savino Pezzotta) e il governatore della Campania Antonio Bassolini, la "carta di Reggio" rappresenta «un esempio di come le forze sociali del Paese possano stare assieme con l'obiettivo di realizzare lo sviluppo del meridione e, di conseguenza, dell'intero sistema Italia».Gli "Stati generali" hanno il merito di aver messo assieme sindacati, industriali e un pezzo importante di istituzioni. Un asse inconsueto, soprattutto in un momento nel quale "il rischio di scontro sociale è altissimo".Per Bassolino «è il segno che quando ci si rimbocca le maniche, le soluzioni possono essere trovate».
Punto primo
Al primo punto della "carta", sottoscritta davanti alla platea della sala "Nicola Calipari", c'è l'impresa. O meglio «un miglioramento delle condizioni del fare impresa nel mezzogiorno, e dunque della creazione di occasioni di lavoro», attraverso «forme di fiscalità di vantaggio, semplificazioni amministrative e iniziative di promozione all'estero dei prodotti e dei servizi del sud».
Punto secondo
La seconda scommessa il Mezzogiorno dovrebbe farla sulle infrastrutture: «Porti hub anche come poli localizzativi, autostrade del mare, interporti e connessioni mare-ferro, nuovi collegamenti aerei (specie a basso costo) e reti telematiche». Insomma interventi che, però, non hanno nulla a che vedere con i vecchi "finanziamenti a pioggia".
Punto terzo
Anzi, al terzo punto si prevede, ad esempio, «interventi mirati sulle aree urbane, attraverso programmi integrati di riqualificazione fisica delle periferie, di lotta alla povertà e all'esclusione sociale, di attivazione di nuove economie nei servizi, di valorizzazione economica dei beni culturali e di rafforzamento delle relazioni fra le città del sud, innanzitutto tramite nuovi servizi di trasporto».
Punto quarto
Sindacati, industriali e regioni puntano anche ai "saperi". Quarto punto del documento prevede che per superare il gap tra il sud e il nord del Paese (al sud meno del 10% dei lavoratori è laureato, mentre la media europea è del 30%, e solo il 31% è diplomato) occorre «un'azione di potenziamento delle strutture fisiche e tecnologiche della scuola del Mezzogiorno». Come pure è indispensabile «l'aumento, già nel breve periodo, della frequenza della scuola superiore e dell'università», cui va affiancato «la promozione delle culture professionali legate alla società della conoscenza».
A breve dovrebbero sorgere nuovi distretti tecnologici attraverso crediti d'imposta e interventi di incentivi per le attività di ricerca privata, programmi pubblici di ricerca coerenti, e il rafforzamento virtuoso delle cooperazioni pubblico-privato».
Punto quinto
Infine, il meridione deve tornare a scommettere sulla «sua maggiore risorsa». Ossia sull'accoglienza «con un pacchetto di interventi sul turismo, a scala sovraregionale, che valorizzi i grandi attrattori culturali e ambientali facilitando gli arrivi e potenziando l'offerta culturale e ricreativa».
Un canovaccio semplice e, peraltro, neppure tanto inedito, che tuttavia fissa dei paletti precisi e, soprattutto, condivisi. Linee guida accolte dai firmatari dell'accordo e che però non esclude ulteriori contributi di idee.
Resta da definire due questioni. La prima è quella politica. In altri termini resta da definire se e come il Governo centrale intenda accogliere e sostenere tali iniziative sia dal punto di vista procedurale che economico. Bassolino su questo non si illude: «difficile creare sviluppo e occupazione, quando pezzi importanti del Paese, come il sindacato, le regioni e i comuni, sono tagliati fuori dal dialogo con il Governo». Il presidente campano porta ad esempio l'ultima "finanziaria" e "la devolution", approvate dal centrodestra «in assoluta solitudine» e rispolverando «il più antico dei centralismi».
La questione economica potrebbe essere superata in parte attivando i fondi comunitari 2007-2013. Per i quali Bassolino auspica «un coordinamento analogo a quello delle regioni o degli stessi "Stati generali"». Risorse importanti «cui si aggiungono quelle nazionali».
Nel documento siglato ieri si scrive anche che «per costruire un'economia competitiva serve un'ampia gamma di condizioni e di interventi. Non esistono ricette magiche. Nel Mezzogiorno ciò significa costruire condizioni di contesto diverse. In termini di legalità, sicurezza, scuola, università e ricerca, energia e ambiente, beni e servizi colletivi, trasporti e comunicazioni». Per questo, come ovunque, «occorre tempo, e un'azione continua e tenace, concertata fra le forze politiche, economiche e sociali».
Tempo, proprio quello che al Mezzogiorno manca, schiacciato come è tra l'Europa del mercato altamente specializzato, e l'oriente della produzione di massa a basso costo.
Tempo, proprio quello che i ragazzi di Locri chiedono di tagliare «passando dalle parole ai fatti». Perchè, hanno detto, «i nostri nonni prima e i nostri genitori dopo, ci dicono che c'è il rischio di rimanere delusi». Per il sud del 2005 sarebbe un colpo fatele.
IL QUOTIDIANO
DOMENICA 18 DICEMBRE
L'allarme lanciato dai sindacati nel corso degli " Stati generali del Mezzogiorno"
OGNI ANNO 90.000 GIOVANI IN fUGA
Bassoluino: << Servono investimenti e politiche di concertazione>>
L'indice è decisamente puntato sulle infrastrutture, una priorità che per il coordinatore delle Regioni del Mezzogiorno Antonio Bassolino, assume un'importanza fondamentale. Tema peraltro comune rispetto a tutti gli interventi registrati nel corso dell'iniziativa congiunta di Regione, Confindustria Calabria e organizzazioni sindacali degli "Stati Generali del Mezzogiorno", sul tema dello sviluppo svoltasi nell'auditorium "Nicola Calipari" del palazzo del Consiglio regionale."Il Mezzogiorno deve essere piu vicino non solo a se stesso, ma anche all'Europa ed al Paesi del Mediterraneo, e per fare questo è necessaria una rete integrata di trasporti".
Per Bassolino un Mezzogiorno pressochè privo di collegamenti aerei al suo interno e solo uno dei tanti esempi di mancanza d'infrastrutture. «Occorre - ha aggiunto Bassolino - una rete di trasporti su ferro, porti, interporti, aeroporti, un sisterna di logistica. In Campania abbiamo avviato una grande esperienza, ma è importante che l'alta velocità giunga sino a Reggio Calabria>>. Sull'accordo, raggiunto ieri notte in sede comunitaria, sui fondi europei, Bassolino, aspetta di leggere testo per esprimere un qualsiasi giudizio. Lo spettro dei tagli dei finanziamenti per le regioni dell'Obiettivo 1, e quindi per tutto il Mezzogiorno, è palpabile. Ma Bassolino è certo che lo stesso Mezzogiorno proprio su questa questione, che rappresenta la parte principale degli investimenti pubblici,deve lavorare in comune e predisporre un documento strategico. Accanto alle infrastrutture materiali, quelle immateriali,<< cioè la conoscenza, la ricerca scientifica, l'innovazione, il saper fare dei nostri giovani. Queste due grandi risorse sono importanti per noi nel Mezzogiorno, ma sono decisive per rilanciare l'Italia intera a livello internazionale>>.
Per Luigi Angeletti della Uil il primo insidioso ostacolo è la crirninalità, organizzata, << antitesi dello sviluppo, da rimuovere al più presto altrimenti tutto sarà destinato al fallimento>>. Altra faccia del problema, la mancanza del lavoro, << condizione imprescindibile per lo sviluppo>>. E qui Angeletti cita un dato significativo: 90mila giovani solo nell'ultimo anno hanno lasciato il Sud. << IL Mezzogiorno non può permettersi di perdere un patrimonio di conoscenza e intelligenza così vasto. Si tratta di una sorta di omicidio sociale perpetrato ai danni della collettivita E se per il rappresentante della Uil le scelte del governo hanno indebolito il Sud, il gap vero è il deficit infrastrutturale e la mancanza di forme innovative di investimenti. Elemento positivo potrebbe essere la fiscalità di vantaggio, << ma questo solo fattore non basta per avviare lo sviluppo >>. Un buon sistema portuale e interportuale, l'istituzione della banca del Mediterraneo, una politica di scambi finalizzata alla creazione di un mercato integrato nell'area del mediterraneo, << tale da consentire al Mezzogiorno un ruolo di traino tecnologico e culturale >> potrebbero rappresentare per Angeletti la base per uno sviluppo concreto per l'intera area.
Anche per Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, la questione delle infrastrutture diventa una questione fondamentale. Ma per il sindacalista della Cgil occorre allo stasso tempo ripensare il quadro delle politiche d'investimento, tra pubblico e privato, la finanziaria non prevede assolutamente nulla, e quindi bisogna contrattare con la UE una politica fiscale di vantaggio per gli investimenti e per fare impresa al Sud ».
L'analisi di Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, parte invece con i dati desolanti rispetto alla spesa ubblica (meno 8 per cento in tre anni), e a 1 prodotto interno lordo del Mezzogiorno, cresciuto di poco più di tre punti negli ultimi dieci anni. << Ripensare l'intervento pubblico >>, ma anche << perare per elevare le capacità del Sud ad assolvere una funzione di train per lo sviluppo dell'area mediterranea >> rappresentano per Pezzotta priorità all'interno di una questione più generalizzata che vede un meridionalismo europeista capace di misurarsi con le questioni nuove della geoeconomia".