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GAZZETTA DEL SUD

Martedì 25 Gennaio 2005

Il polo tessile,teatro di fallimenti chirurgici, aspetta il Contratto d'investimento

LA COMMEDIA DEGLI INGANNI

Oggi i lavoratori manifestano davanti alla sede del Consiglio Regionale

 

 San Gregorio - Non sanno più a che santo votarsi. Il 21 gennaio scorso i rappresentanti sindacali di categoria dì Cgil, Cisl e Uil erano stati dal prefetto D'Onofrio chiedendogli di intervenire sulla Regione per sapere a che punto è il contratto di investimento che prevede la reindustrializzazione del polo tessile di San Gregorio, resuscitando aziende come Selene, Teca e Tepa. Il rappresentante del governo si è messo all'opera con il consueto impegno ma la situazione è oggettivamente nebulosa.

Non si capisce un granché, di questa storia. Del resto non è una novità. «C'è un progetto del dicembre 2003», dice Rosy Perrone (Cisl). «Però mancano certezze, a cominciare da quella sulla cassa integrazione 2005 che, per realizzarsi, deve avere il supporto del Contratto d'investimento». Qualche mese fa l'assessore regionale Gentile annunciò che il contratto era passato da 25 a 70 milioni di euro. «Ma non abbiamo avuto nessuna conferma ufficiale»,osserva Perrone». I sindacato e i sindacati chiedono,sollecitano,spingono.Niente. Con il   rischio che questo esecutivo regionale, avviato ormai alla fine,stacchi la spina.

E così, oggi, la protesta sarà portata davanti alla sede della massima assemblea calabrese, che si riunisce per affrontare il nodo della legge elettorale.

«Ormai, la situazione del polo di San Gregorio», riflette Nino Costantino, segretario generale della Cgil, «sta diventando drammatica per il futuro di centinaia di lavoratrici e lavoratori delle aziende tessili in crisi e per la prospettiva produttiva di un sito industriale che sta sfaldandosi sempre più. Teca, Tepa e Selene sono da tempo chiuse dopo avere ricevuto negli anni passati ingenti finanziamenti pubblici per rilanciare le aziende ex Gepi. Addirittura, gli imprenditori di Selene, oltre ai finanziamenti statali, hanno ottenuto anche finanziamenti regionali per formare giovani operai che hanno lavorato solo qualche settimana, con un piano industriale finto che ha, avuto il parere contrario della Cgil. La Tepa è in curatela fallimentare e i lavoratori rischiano di non percepire neanche la cassaintegrazione».

Stesso rischio corrono i lavoratori delle altre aziende se non vengono presentati in tempo utile credibili piani di rilancio. «La responsabilità più evidente di questa crisi>> accusa Costantinor << è certarnente da addebitare all'azione irresponsabile della Giunta regionale che per anni ha promesso un Contratto di investimento i cui contenuti sono ancora oggi nebulosi». La preoccupazione è che questa vicenda diventi "pesante" sul piano sociale. «Un quadro che purtroppo noi avevamo previsto», sottolinea ii leader della Cgil. Di tutto ciò il governo nazionale ha enormi responsabilità per l'assenza di una vera e propria politica industriale e per la volontà di non trovare le risorse pér la riforma degli ammortizzatori sociali a sostegno del reddito dei lavoratori. Così come fortemente responsabile è stato l'atteggiamento del governo regionale».

Costantino scuote la testa: <<Chiedere alla fine della legislatura un sussulto di dignità è forse troppo, ma almeno ci attendiamo che vengano riconosciuti gli errori e posta qualche toppa allo strappo causato al tessuto produttivo della nostra città. Perdere il lavoro e la cassaintegrazione è davvero drammatico».

Una storia tragica. Così la definisce senza mezzi termini Pino Zito, segretario generale della Uil e da anni fiero oppositore di una politica regionale incapace di incidere sui temi del lavoro. «Non c'è nessun programma. L'encefalogramma della Regione è piatto, non sappiamo con chi discutere». Parlare di prospettive, in questa condizione, diventa davvero arduo. <<il polo tessile andrebbe portato in sala di rianimazione, ma mancano i rianimatori». E pensare che era stata proprio la Regione, ricorda amaramente Pino Zito, ad assegnare al problema carattere di priorità. Infatti, «mentre per gli altri punti di crisi siamo sempre andati a Roma da Borghini, per San Gregorio si era impegnata proprio la Regione. Purtroppo, i risultati li stiamo vedendo. E la legislatura è quasi giunta al capolinea».

 

IL QUOTIDIANO

Domenica 23 Gennaio 2005

 

Il Segretario della Uil di Reggio Calabria parla dell'incontro promosso nei giorni scorsi a Roma dai sindacati

<<OBBIETTIVO : LA RINASCITA DEL SUD>>

ZITO : << Perchè il Paese possa avere un futuro  occorre ripartire dal Mezzogiorno>>

 

Dell'incontro tenuto presso il palazzetto dello sport di Roma alcuni giorni addietro abbiamo parlato con Pino Zito, segretario generale della Uil di Reggio Calabria.

"L'appuntamento che si è tenuto a Roma nei giorni scorsi - dice Zito - rappresenta la naturale conclusione delle prese di posizione, assunte unitariamente dal Cgil, Cisl e Uil, per quanto attiene le problematiche del Mezzogiorno sia con la manifestazione di Palermo che con quella di Reggio Calabria.

Due manifestazioni risultate essere, alla luce di quanto determinato nel nostro Paese, delle giornate di premonizione di quanto sarebbe successo a seguito dell'attività politica del governo Berlusconi"

"Tanto e vero - prosegue - che gli interventi che nel corso della manifestazione hanno qualificato la giornata sono state le dichiàrazioni dei rappresentati della società civile, a partire da Confindustria, che per bocca del responsabile della giunta nazionale con delega per il Mezzogiorno, Artioli, ha dichiarato essere l'analisi di Uil, Cgil e Cisl condivisa dall'associazione degli industriali e dalle altre tredici associazioni nazionali che insieme ad essa hanno preso posizione nei confronti del governo sulla questione mezzogiorno".

"E poi ancora - dice Zito - gli interventi del mondo universitario, del dottor Pierluigi Vigna procuratore nazionale antimafia, interventi tutti convergenti in relazione ad un dato ormai inoppugnabile: ovvero che necessita ripartire dal Mezzogiorno perché il Paese possa avere un futuro". "La Vino aveva già detto per bocca del suo segretario ge­nerale Luigi Angeletti a Palermo e soprattutto a Reggio Calabria - aggiunge il segretario provinciale - il quale aveva affermato che la soluzione dei problemi dei Mezzogiorno non era solo un dovere morale e civile della classe dirigente del nostro Paese, bensì era una logica conseguenza, essendo ormai intere zone del nostro paese non più permeabili neanche fisicamente dal punto di vista degli insediamenti produttivi. Un altro messaggio che le segreterie nazionali hanno voluto dare ai dirigenti regionali del Mezzogiorno è quello dell'obbligo che Uil, Cgil e Cisl hanno dì confrontarsi con le coalizioni di qualsiasi colore politico che si contenderanno la guida delle regioni meridionali al prossimo appuntamento elettorale di primavera, per sapere in anticipo quali impegni hanno intenzione di assumere le stesse inrelazione ai problemi agitati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori". "Ovviamente - dice ancora - il tutto riguarda prioritariamente la regione Calabria. Regione Calabria che esce da un periodo di oscurantismo che ha caratterizzato la legislazione che sta per terminare falcidiata sin dall'inizio da una lunga e lenta agonia caratterizzata da rimpasti di giunta a ripetizione, con conseguenti crisi di governo e con un atteggiamento inqualificabile da parte del suo presidente.

Con il risultato eclatante di essere la Calabria l'unica regione che non ricandida il governatore uscente. Uil, Cgil e Cisl hanno anche nella pprovincia di Reggio Calabria l'obbligo di essere la guida delle parti sociali anche in un confronto mai aperto in maniera organica con l'amministrazione provinciale, che non ha brillato anche essa per iniziative tese a finalizzare in maniera organica le risorse ai fini dell'elemento lavoro.

Se è vero come lo è che lo stesso mercato del lavoro, di piena competenza della provincia, non è organizzato neanche sotto l'aspetto squisitamente burocratico gestionale, tanto è che da tempo ci stiamo chiedendo chi governa il mercato del lavoro nella nostra provincia, consegnato nelle mani del precariato. Nessun intervento organico, le aree di crisi continuano ad essere tali, lo stesso tentativo di utilizzare le risorse della comunità europea si è esplicitato, come Uil, Cgil e Cisl hanno denunciato con una lettera alla responsabile dell'autorità di gestione del Por Calabria, in una serie di interventi a pioggia, dalla caratteristiche squisitamente clientelari e con atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con la razio di organicità che caratterizza la filosofia del Programma operativo regionale".

"Alla luce dei fatti eclatanti emersi dall'azione degli organi di polizia e dell'autorità giudiziaria - prosegue - ancora oggi riteniamo valida la domanda che abbiamo espresso già due anni fa, quando ci siamo resi conto dell'inutilità delle istanze democratiche che caratterizzano la nostra città e ci siamo chiesti vista la non praticabilità democratica del consiglio comunale e della stessa giunta quali erano le segrete stanze entro le quali si determinava la volontà democratica di gestione della città. Ci auguriamo che gli atti della magistratura, in questa martoriata città, alla fine chiariscano ai cittadini come effettivamente stanno le cose".

"Ciò nonostante - conclude Zito - vista l'ineluttabilità dell'esigenza in un Paese democratico di dover governare confrontandosi con la società civile, noi ci auguriamo, che ci sia un superamento dell'attuale visione amministrativa del ceto politico; diversamente le crisi che hanno caratterizzato le amministrazioni comunali di città importanti come Reggio Calabria, Vibo, Gioia Tauro e Crotone, diventeranno endemiche tanto da azzerare appresentanze ed interlocuzioni on un danno irreversibile per gli ateressi delle popolazioni amminitrate".

 

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